La Ciuìga del Banale custodisce una storia affascinante.
Le sue radici affondano nella seconda metà dell’Ottocento, in un tempo di grande povertà a San Lorenzo Dorsino. Allora i contadini vivevano di ciò che la terra offriva: piccole proprietà per grandi famiglie, con molte bocche da sfamare. La salvezza era la stalla, con le mucche e, soprattutto, con il maiale, un vero tesoro alimentare.
Del maiale nulla veniva sprecato: ogni parte aveva un valore e un destino preciso. Una metà della carne veniva scambiata con la cooperativa per ottenere bene preziosi come zucchero, lievito e conserve; l’altra metà era custodita come fosse oro.
Fu in questo contesto che nacque la Ciuìga, simbolo di una cultura contadina figlia dell’ingegno e dello spirito di sopravvivenza dei contadini. Per rendere il salame più abbondante, agli scarti di maiale venivano aggiunte le rape bianche, il pane dei poveri: facili da coltivare e capaci di dare sostanza al cibo, senza coprirne il sapore. Seminate a luglio dopo il frumento e raccolte a ottobre, le rape venivano lavate, affettate, bollite e strizzate nei sacchi di juta, per ottenere la giusta consistenza.
Per esaltarne il sapore, si aggiungevano aglio, pepe nero e sale; e per dare colore a un impasto troppo chiaro, veniva aggiungo il sangue. Il tocco finale era l’affumicatura, lenta e profumata di ginepro, nei locali senza camino del vecchio caseificio turnario di Senaso, dove mani esperte come quelle di Guerino, Gigioti e Angel sapevano dosare il fumo con maestria.
All’inizio, la ricetta prevedeva il 70% di rape e solo il 30% di carne. Oggi la Ciuìga, diventata presidio Slow Food, è stata nobilitata: 70% di carne scelta e 30% di rape, sempre cotte e strizzate con moderni torchi. Molte famiglie continuano a prepararla in casa, mentre la produzione destinata alla vendita è curata esclusivamente dalla Famiglia Cooperativa Brenta Paganella, che preserva la tradizione con piccoli accorgimenti moderni: meno pepe, meno fumo, ma sempre la bontà delle rape locali e dei maiali allevati in Trentino.
Il segreto della Ciuìga? Semplicità, ingegno e tradizione. Ogni morso racconta la storia di una terra e di chi ha saputo trasformare fatica e povertà in creatività e orgoglio. Un sapore antico e vivo, che ancora oggi parla di comunità, memoria e radici.