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È un percorso che cammina su una memoria antica.

Segue la via romana che Virgilio, vescovo di Trento, percorse nel IV secolo per portare la fede in Trentino. La stessa strada percorsa quando l'Adige esondava o la guerra chiudeva le valli. Oggi è il Cammino di San Vili: cento chilometri da Madonna di Campiglio a Trento. 

Si parte dal Santuario di Deggia, sospeso tra bosco e silenzio. Nell'Ottocento i contadini sopravvissuti al colera fecero voto: prima un capitello a San Rocco, poi una cappella alla Beata Vergine di Caravaggio.

Il sentiero si apre come un respiro, esposto e panoramico. Tra le rocce affiorano nicchie votive dei boscaioli che lavoravano a picco sul Canyon del Limarò, dove il Sarca scolpisce forme impossibili. In un incavo compare il libro della vetta: non siamo su una cima, eppure chi passa lascia il proprio nome.

Più avanti, la chiesetta di San Vigilio e la sua campanella da tirare. Il ritorno attraversa la strada fantasma, aperta negli anni Settanta e mai finita. Poi boschi di larici, pini e la distesa di Baél, dove le case da mont custodiscono stagioni di bestiame e fieno.

Si arriva dove si è partiti. Il Santuario è lì, immobile, ad aspettare chi torna. 

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