Da noi l’autunno non arriva: si accomoda. Piano, senza bussare, come fanno le cose che appartengono a un posto.
Prima ingialliscono i larici, poi arrossiscono i faggi, e le Dolomiti di Brenta fanno da quinta a uno spettacolo che non ha biglietto né fretta. Basta un sentiero, un paio di scarpe comode e la voglia di guardare. Noi sappiamo dove guardare.
Al lago di Nembia il bosco scende a bere e si specchia nell’acqua, vestito d’oro. Al mattino la luce è morbida e il lago trattiene il fiato, immobile.
A Moline c’è la casetta del foliage, uscita da una fiaba di montagna: ci si entra in punta di piedi. L’edera e la vite americana si accendono di rosso sulle pietre antiche, e ogni angolo diventa un piccolo quadro da ammirare e fotografare.
A Deggia il santuario della Madonna di Caravaggio ti accoglie in silenzio, con la porta sempre aperta. Dentro, la pace. Fuori, il bosco che arde piano e l’aria fresca che sa di foglie. Siediti, respira, lascia che l’autunno faccia il suo lavoro.
Più su, i prati di Prada. Il bosco si apre e lascia spazio al cielo, fino al belvedere sul lago di Molveno, con le cime del Brenta tutt’attorno. Prati color ruggine e larici accesi contro il blu dell’acqua: un panorama che si racconta a casa per settimane.
Quattro luoghi, un solo filo d’oro che li lega: un autunno vissuto a passo lento, da gente di montagna che ti invita a fare lo stesso.