La Val d'Ambiez è casa nostra. È il posto dove torniamo sempre e che ci ricorda perché abbiamo scelto di stare qui. A due passi da San Lorenzo in Banale, inizia stretta e selvaggia, poi si apre all'improvviso in un anfiteatro di roccia e cielo che lascia senza parole. Un luogo che non ha ancora perso la sua anima. Eccole le sei esperienze da non perdere.
1. Risalire il canyon in jeep
Il viaggio comincia già prima di arrivare. Dal parcheggio di Baesa, appena fuori San Lorenzo in Banale, si sale su una jeep condotta dai nostri driver esperti e ci si inerpica lungo una stretta mulattiera.
Da un lato la roccia, dall’altro la valle profonda. Sotto il Rio Ambiez che ruggisce nel canyon che si è scavato nei secoli. È adrenalina allo stato puro, un safari alpino che cambia registro a ogni curva.
Poi, dopo circa venti minuti, succede la magia: il canyon si apre, le pareti arretrano, e davanti appare l'anfiteatro delle Dolomiti di Brenta in tutta la sua maestà. È uno di quei momenti in cui si smette di parlare e si sta semplicemente a guardare.
Il servizio di taxi jeep è disponibile su prenotazione.
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2. Gustare la cucina trentina di Luca
Al Rifugio Cacciatore, a 1.820 metri, ad accoglierti c'è Luca, un uomo che ha fatto della montagna e dei boschi la sua ragione di vita. La sua passione per la natura è genuina e contagiosa, e si sente in ogni dettaglio di questo luogo.
In tavola arriva la sua cucina trentina più autentica e semplice. I canederli verdi con cuore di formaggio, serviti con burro fuso, scaldano corpo e anima. E poi i dolci fatti in casa, che arrivano in tavola come se li avesse preparati una nonna di montagna.
Una sosta che vale il viaggio. Un posto dove sedersi, respirare aria pulita e lasciarsi andare alla bellezza del panorama, prima di ripartire alla riscoperta dell’alta valle.
3. Camminare su un antico mare tropicale
Pochi lo sanno, ma le Dolomiti di Brenta erano, milioni di anni fa, il fondale di un mare tropicale. E in Val d'Ambiez la prova è letteralmente a portata di mano. Nei pressi del Rifugio Cacciatore si apre il Giardino dei Fossili.
Su un ripiano di roccia grigia si distinguono decine di cuori di colore più chiaro incastonati nella pietra: sono i fossili di grossi molluschi bivalvi, i Megalodon, che vivevano affossati nel fango dei bassi fondali marini tropicali da cui oggi sono nate queste montagne.
Un breve sentiero segnalato, lungo circa trecento metri e adatto a tutti, permette di toccare con mano milioni di anni di storia geologica.
4. Incontrare marmotte e yak
La Val d'Ambiez è uno dei luoghi più ricchi di fauna dell'intero Parco Naturale Adamello Brenta. Cervi, caprioli, camosci, orsi bruni. Ma sono due gli incontri che lasciano davvero il segno.
Le marmotte sono quasi di casa lungo i sentieri verso il Rifugio Agostini: le vedrai rizzarsi sulle zampe posteriori, fischiare per avvertire i compagni del tuo avvicinarsi, poi sparire tra i sassi in un lampo di pelo biondo.
E poi ci sono loro, la vera sorpresa: gli yak senza corna. Maestosi e silenziosi, pascolano liberi tra i prati e ti regalano una sensazione impossibile da spiegare: essere finito in Tibet mentre cercavi il Trentino. Fermati. Avvicinati piano e goditi questo incontro.
5. Alzare gli occhi sulle Dolomiti di Brenta
Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2009, le Dolomiti di Brenta non smettono mai di sorprendere. In Val d'Ambiez le vivi dall'interno, con le pareti verticali che si alzano da ogni lato come le quinte di un teatro gigantesco.
Non una cartolina: una presenza fisica, reale, che si sente sulla pelle e che riempie gli occhi. La Cima d'Ambiez (3.096 m), definita dall'alpinista Ettore Castiglioni la più elegante dell'intero gruppo, domina la testata della valle con la sua parete est.
La Cima Tosa (3.159 m), la più alta del Brenta, si staglia contro il cielo con una presenza silenziosa e assoluta. Alza gli occhi spesso, mentre cammini. In Val d'Ambiez il paesaggio cambia a ogni passo.
6. Dormire a un passo dalle stelle
Ci sono esperienze che cambiano il modo in cui si guarda il mondo. Dormire al Rifugio Silvio Agostini, a 2.410 metri di quota, è una di quelle. Costruito nel 1937 e gestito da oltre mezzo secolo dalla famiglia Cornella, ha visto passare generazioni di alpinisti e sognatori. Una storia di montagna, coraggio e amore per i luoghi.
Vale la sosta anche solo per sedersi a tavola: Roberto cucina con la stessa passione con cui racconta. Le sberlette alla Ciuìga non si dimenticano, come le storie di alpinismo autentico che accompagnano ogni pasto.
La ragione vera per fermarsi qui è però fuori dalla porta. Nessuna luce artificiale, nessun rumore. Solo un cielo di stelle che non avresti mai immaginato così. E all'alba le cime prendono fuoco, una dopo l'altra. Certi spettacoli non hanno prezzo.
Sei esperienze, una valle. La Val d'Ambiez, un posto che non si dimentica. Benvenuto a casa nostra.